4. Il primo personaggio: bimbo o bimba?

Bimbo o bimba?

E ancora, data la leggera cupezza dell’atmosfera, bilancerei con una personalità abbastanza forte del protagonista.

Next: il cane.

3. Parlando di stile…

Uno non ha ancora in mente la storia e si mette a pensare allo stile dell’illustrazione. Ragionamento lineare… 🙂

Una prima idea generica è quella di giocare con i toni di blu per le ombre e con i toni di giallo per le luci, evidenziando la palla con il rosso. Scarabocchiando, una cosa del genere…

Bozza Stile 1

Alternativa alle pennellate grossolane potrebbe essere una soluzione più realistica. Girando in cerca di ispirazione ho individuato, intanto, questi esempi.

Facilissimo… 🙂

Spaziando ancora un po’, si potrebbe sconfinare in qualche foto, per schema colori e composizione…

… oppure chiedere ispirazione al buon Alfred.

Vabbè, intanto si è messa un po’ di carne al fuoco anche oggi.

2. Storyboard: genesi delle idee

Storyboard: bozze iniziali

Storyboard.

1. Un bimbo è rannicchiato in un angolo e gioca da solo in una stanza isolata, angusta. Lancia in aria una palla e la segue con lo sguardo.

2. La palla gli scappa di mano e comincia a rimbalzare, fuori controllo, giù dalle scale.

3. La palla continua a rimbalzare attraversando la città e il bimbo cerca di recuperarla seguendola.

4. La palla continua a rimbalzare.

5. Un cane, che sta da solo per i fatti suoi facendo qualcosa di buffamente tenero (?), viene colpito dalla palla.

6. Il bimbo e il cane hanno fatto amicizia e stanno insieme.

Storyboard: scena iniziale

Storyboard: scena finale

Ecco, questa è l’idea. Mi convincono abbastanza la scena iniziale e quella finale (un libro di sceneggiatura che lessi mesi fa direbbe che sono a cavallo 🙂 ). Nell’abbozzo di storyboard (immagine 1), nella parte sinistra, il bimbo lancia volontariamente la palla fuori di casa. Forse è meglio che la cosa avvenga fortuitamente.

Le sequenze in cui la palla rimbalza per la città, invece, mancano proprio di significato, sono riempitivi ripetitivi e inutili. A meno che… bò! Potrebbero rivelare dei dettagli che, composti alla fine, si rivelino risolutori. Ma quali?

Un’altra opportunità che mi piacerebbe sfruttare è il fatto che la luce passante per la finestra aperta, alla fine, riveli sul muro un poster con una sorta di citazione sull’amicizia e sullo stare insieme, cosa che il bambino non riusciva a vedere all’inizio a causa del suo isolamento che lo portava a tenere la finestra chiusa.

Titolo. Titolo… Titolo? Vabbè, meglio pensarci con più materiale tra le mani.

1. Un bimbo solitario diventa amico di un cane

Un bimbo solitario diventa amico di un cane. Una due-giorni intensiva che ho frequentato presso uno dei famosi laboratori della scuola di illustrazione di Sarmede ha avuto lo scopo di tratteggiare un personaggio, piazzarlo in una scena e raccontare una storia in sei sequenze.

Un progetto semplice, pulito, diretto, senza troppe pretese che vadano oltre il realizzare effettivamente qualcosa con un inizio, uno sviluppo e una fine, parlando con le immagini.

Mi piace disegnare, mi interesso di fotografia e quindi di composizione, amo il cinema e le sue tecniche ma non ho mai avuto lo spunto per cercare di unire il tutto usando il linguaggio dell’illustrazione. Almeno fino allo scorso fine settimana. Sono elettrizzato all’idea di provarci e questo blog sarà la pietra su cui cercherò di scolpire tutti i passaggi.

I miei più sentiti ringraziamenti ai compagni di corso per il turbine di idee, risate, spunti ed ispirazioni. Tanto di cappello ad Eva Montanari per lo stimolante percorso che ha messo in piedi in questa occasione. 🙂